Vortrag Maria Grazia Messina

Termindetails

Wann

13.07.2011
von 18:15 bis 20:15

Art

Mittwochsvortrag

Wo

Zentralinstitut für Kunstgeschichte, Vortragsraum 242, II. OG, Katharina-von-Bora-Straße 10, 80333 München

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Parigi, 1914: Giorgio De Chirico, la pittura metafisica e l’esperienza della modernità

Nelle sue note redatte fra 1911 e 1913 a Parigi – i manoscritti Eluard –, Giorgio de Chirico sottolinea come il proprio concetto di modernità corrisponda all’irrompere nell’opera di qualcosa di inedito, di sorprendente; tale affermazione è, del resto, in piena sintonia con quanto sosteneva allora Guillaume Apollinaire. Per meglio comprendere tale nesso di modernità/ novità occorre provare a sondare quella che poteva esserne l’esperienza, verificabile allora a Parigi, recuperando l’orizzonte dello sguardo, l’estesa dimensione antropologica di una specifica cultura visiva. Per un giovane formatosi a Monaco, Milano, Firenze, l’esperienza visiva offerta dalla metropoli francese si poneva, più che mai, come un gran teatro, dalle quinte sceniche degli edifici al grado di spettacolarità nell’esibizione delle merci nelle vetrine e nelle affiches, alle stesse pratiche di vita, nella mescolanza delle classi sociali e nel dissonante coesistere di diversi codici e reti di comunicazione. Questa realtà induce ad adottare nel caso di de Chirico dei paradigmi d’indagine diversi dal solito, centrati sulla fenomenologia del vedere piuttosto che sulla complessità del suo pensiero. Nel corso dell’intervento verranno così condotti possibili confronti fra le nature morte dipinte da de Chirico nell’inverno-primavera 1913-1914 e i concreti scenari parigini in cui lavorava, testimoniati dalle coeve fotografie di Eugène Atget, residente, del resto, a Montparnasse, nella stessa rue Campagne-première, dove de Chirico aveva l’atelier. Le scelte tematiche e i tagli prospettici di Atget se non sono una componente dell’ “occhio” di de Chirico, possono illuminarne il modo del vedere, di esperire il contesto urbano di Parigi e di trasporlo nel proprio lavoro pittorico. Il discorso si estende poi alle convergenze di de Chirico con la musica sperimentale del fratello Savinio o con le ricerche di altri artisti con cui viene in contatto, dal doganiere Rousseau all’italiano Soffici, alla coppia russa Larionov-Gontcharova, fino al caricaturista americano Marius de Zayas. Il tratto comune a tutti è costituito da suggestioni di un’incipiente mass culture, un’arte popolare urbana, ibrida nelle sue fonti quanto omologante nella sua diffusione. La differenza è che nei quadri di de Chirico le cose ordinarie si fanno “spettrali”, il regime visivo della quotidianità più banale viene restituito in una dimensione di metafisica alterità.

Prof. Maria Grazia Messina
Dopo aver insegnato nelle Università di Roma, Pisa, Venezia, è ora professore ordinario di Storia dell’arte contemporanea nell’Università di Firenze. Fra le sue monografie principali compaiono studi sul Cubismo (Roma 1986), sui rapporti degli artisti delle avanguardie con le arti arcaiche e tribali nei volumi Le muse d’oltremare, Primitivismo ed esotismo nell’arte contemporanea (Torino 1994), e  Gauguin. Un esotismo controverso (Firenze 2006). Ha curato diverse mostre fra cui  Metropolis. La città nell’immmaginario delle avanguardie. 1910-1920  e Collage/Collages, dal Cubismo al New Dada 1912-1962, entrambe alla Galleria d’Arte Moderna di Torino nel 2006 e nel 2007

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